28 Agosto 2026

Dacia Striker: quando essere Dacia diventa la sfida più difficile

Dacia Striker

Dacia Striker, già…

Quando penso a come ho conosciuto il Marchio Dacia, la prima parola che mi viene in mente è sostanza. Poche concessioni all’apparenza, automobili concrete e soprattutto una filosofia commerciale estremamente semplice: spendere il giusto per avere ciò che realmente serve. Negli anni Dacia ha compiuto però qualcosa di ancora più difficile. Ha saputo conquistare consensi, quote di mercato e credibilità riuscendo progressivamente a sdoganare persino le proprie origini.

Parliamoci chiaro.

C’è stato un periodo nel quale possedere una Dacia non era esattamente qualcosa da raccontare con orgoglio agli amici. Era percepita come l’automobile economica, quella scelta soprattutto perché costava meno delle altre.

Oggi?

Se hai un Duster sei uno giusto. Se hai una Sandero GPL sei probabilmente uno che ha fatto bene i conti prima di comprare un’automobile.

E se domani avrai una Dacia Striker?

Dacia Striker

Beh, qui secondo me occorre fare una riflessione.

Dacia ha cambiato la percezione del low cost

In questo spazio posso permettermi di parlare liberamente e non ho alcun problema ad ammettere di aver consigliato Dacia diverse volte anche ad amici e conoscenti.

Ne ho guidate tante, soprattutto negli anni in cui dirigevo ReportMotori.it, e il concetto che mi trasmettevano era quasi sempre lo stesso.

Spendevi ciò che acquistavi.

Potrebbe sembrare una considerazione banale, ma nell’automobile contemporanea non lo è affatto.

Dacia non cercava necessariamente di convincerti di avere materiali premium, l’ultimo ritrovato tecnologico oppure soluzioni che nessun’altra vettura possedeva.

Ti dava un’automobile.

Semplice, concreta, sufficientemente robusta e proposta a una cifra coerente.

La Sandero è diventata una garanzia commerciale.

Il Duster ha costruito negli anni un’identità talmente forte da mantenere un’interessante appetibilità anche quando arriva il momento di rivenderlo.

Il Bigster sta cercando di portare questa filosofia più in alto.

E adesso arriva Striker.

4,62 metri e meno di 25.000 euro

Dacia Striker

Qui comincia la parte interessante.

Dacia definisce Striker un crossover capace di prendere qualcosa da tre mondi differenti: posizione di guida e capacità outdoor dei SUV, versatilità delle station wagon ed efficienza delle berline.

Tradotto in numeri significa una vettura lunga 4,62 metri ma alta soltanto 1,53, con un’altezza da terra di 19 centimetri sulle versioni a trazione anteriore e 20 sulla 4×4.

Quasi una station wagon rialzata, quindi, più che il classico SUV.

E il bagagliaio può raggiungere i 600 litri.

La cosa che considero ancora più interessante, però, è un’altra.

Il prezzo d’ingresso annunciato sarà inferiore a 25.000 euro.

In un mercato nel quale abbiamo progressivamente perso il riferimento di cosa debba costare un’automobile, leggere una cifra simile accanto a una vettura del segmento C lunga oltre quattro metri e mezzo inevitabilmente attira la mia attenzione.

Perché è esattamente qui che Dacia si gioca una parte importante della propria identità.

La Dacia Striker è molto meno spartana di quanto immaginiamo

Dacia Striker

Se qualcuno associa ancora Dacia all’automobile essenziale di quindici anni fa, dovrebbe guardare l’abitacolo della Striker.

Touchscreen centrale da 10,1 pollici di serie sull’intera gamma, strumentazione digitale LightVisio da 7 pollici, Adaptive Cruise Control, compatibilità smartphone e una dotazione ADAS ormai completa.

Salendo con gli allestimenti arrivano navigazione connessa, tetto panoramico, sedile conducente elettrico, sedili e volante riscaldati, caricatore wireless e persino il portellone motorizzato.

Eppure c’è una cosa che apprezzo.

Dacia continua a utilizzare comandi fisici per le funzioni maggiormente utilizzate.

Sembra quasi una banalità, ma oggi che molte Case sembrano gareggiare per nascondere qualsiasi funzione dentro un display, mantenere un pulsante dove serve può essere persino considerato innovativo.

La tecnologia c’è.

La domanda è: da dove arriva?

Ricordo ancora quella conferenza stampa Dacia

Anni fa partecipai alla presentazione di una nuova generazione del Duster.

Durante la conferenza stampa venne affrontato proprio il tema della tecnologia e ricordo una dichiarazione dell’ufficio stampa dell’epoca che mi colpì per la sua franchezza.

Il concetto, sintetizzandolo, era questo: Dacia poteva beneficiare delle tecnologie sviluppate all’interno del mondo Renault introducendole successivamente, con qualche anno di distanza.

Non era necessariamente una debolezza.

Anzi.

Era una parte del modello industriale.

Una tecnologia già sviluppata, industrializzata e ammortizzata poteva essere utilizzata per costruire un’automobile più accessibile senza dover necessariamente inseguire ogni novità appena arrivata sul mercato.

Ed è proprio pensando a quell’episodio che oggi guardo la Striker.

Sarà ancora così?

Dacia Striker

La nuova Dacia dispone di quattro motorizzazioni elettrificate.

C’è la mild hybrid-G 140, che mette insieme un tre cilindri 1.2 turbo, sistema mild hybrid a 48 volt e alimentazione benzina/GPL.

C’è la Hybrid 155 con 1.8 benzina, due unità elettriche e batteria da 1,4 kWh.

E c’è una soluzione ancora più particolare: la Hybrid 150 4×4.

Davanti troviamo il 1.2 mild hybrid da 140 CV con cambio automatico doppia frizione a sei rapporti; dietro un motore elettrico da 31 CV con un proprio cambio automatico a due rapporti. Il sistema può utilizzare la trazione integrale quando necessario e dispone persino delle modalità Snow, Mud/Sand e Off-Road.

Altro che Dacia spartana.

E qui torno alla mia domanda.

La Striker rappresenta una Dacia tecnologicamente ormai autonoma nella propria identità oppure continua, intelligentemente, a sfruttare tecnologie maturate all’interno del Gruppo Renault?

Perché, personalmente, non considererei affatto negativa la seconda ipotesi.

Se funziona.

“Per ora niente cambio automatico”

Dacia Striker

E qui riaffiora un altro ricordo.

Sempre durante la presentazione di un Duster, anni fa, ricordo perfettamente che si parlò della possibilità di introdurre il cambio automatico.

La risposta, allora, fu sostanzialmente: per il momento no.

Guardate oggi la gamma Dacia.

La Striker mild hybrid-G 140 sarà disponibile con cambio manuale oppure automatico a sei rapporti. La Hybrid 155 utilizza una trasmissione automatica elettrificata. La Hybrid 150 4×4 abbina addirittura un doppia frizione anteriore a sei rapporti a un secondo cambio a due rapporti sull’asse posteriore.

I tempi cambiano.

Ma soprattutto cambiano i clienti.

Ed è proprio questa capacità di evolversi senza pretendere di diventare improvvisamente qualcosa di diverso che, fino a oggi, considero uno dei maggiori meriti di Dacia.

Anche 1.400 kg meritano attenzione

C’è poi un numero che mi ha incuriosito particolarmente.

Circa 1.400 kg.

È ancora un dato provvisorio, variabile secondo motorizzazioni e allestimenti, ma parliamo di una vettura lunga 4,62 metri, elettrificata, dotata di tutti i moderni sistemi di sicurezza e capace di offrire fino a 600 litri di bagagliaio.

In un mercato automobilistico nel quale la massa sembra crescere a ogni nuova generazione, anche questo significa perseguire l’efficienza.

Non serve necessariamente inventare una tecnologia rivoluzionaria.

A volte basta evitare di complicare inutilmente ciò che non ne ha bisogno.

La vera partita sarà il posizionamento

Dacia Striker

Esteticamente Striker non mi dispiace.

I contenuti ci sono.

Le motorizzazioni sono interessanti.

La capacità di carico è notevole.

Ma non credo che saranno questi elementi, singolarmente, a determinarne il successo.

La partita si giocherà sul posizionamento.

E sul marketing.

Il prezzo inferiore ai 25.000 euro rappresenta un ottimo punto di partenza, ma sappiamo perfettamente che il prezzo d’attacco racconta soltanto una parte della storia.

Voglio vedere quanto costerà la Striker che la maggioranza dei clienti desidererà realmente acquistare.

Con il motore giusto.

L’allestimento giusto.

Il cambio giusto.

E gli accessori che oggi consideriamo quasi indispensabili.

Perché è lì che scopriremo se la formula Dacia funziona ancora.

Dacia Striket: comfort, tecnologia ma anche…

La Striker potrebbe rappresentare una delle prove più interessanti per la Dacia moderna.

Il Marchio non deve più convincere il pubblico di saper costruire automobili valide.

Quella battaglia, secondo me, l’ha già vinta.

Adesso deve affrontarne una molto più difficile.

Crescere senza dimenticare perché la gente ha iniziato a comprare Dacia.

Più tecnologia va bene.

Più comfort anche.

Motori ibridi, cambi automatici, 4×4 elettrificato, tetto panoramico e strumentazione digitale sono la naturale evoluzione di un’automobile nel 2026.

Ma tutto questo deve continuare ad avere un prezzo Dacia.

Perché se una Sandero GPL è diventata per molti una scelta intelligente e il Duster è riuscito a trasformarsi da alternativa economica a modello desiderabile, significa che questa Casa ha già compiuto qualcosa di molto più importante che costruire automobili a basso costo.

Ha cambiato la percezione del proprio marchio.

Adesso arriva Striker.

Vedremo se riuscirà a fare un altro centro.

Perché diventare grande è difficile. Ma diventarlo senza dimenticare chi sei lo è ancora di più.

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28 Agosto 2026

BMW M3 CS Touring: la station che tutti sognano

BMW M3 CS Touring

Non è facile, oggi, mettere insieme prestazioni estreme, capacità di carico elevata e un appeal quasi da supercar. In realtà non lo è mai stato. Eppure la BMW M3 CS Touring riesce a far convivere questi mondi apparentemente incompatibili con una naturalezza disarmante. È una familiare, certo. Ma basta guardarla per capire che non fa assolutamente nulla per nascondere la propria identità supersportiva.

Ed è proprio questo che mi piace. Non cerca di essere discreta. Non vuole convincerci di essere una tranquilla station wagon che, casualmente, nasconde tanti cavalli sotto il cofano. La BMW M3 CS Touring dichiara immediatamente le proprie intenzioni.

E, portafoglio permettendo, è una delle station wagon che metterei volentieri nel mio garage.

BMW M3 CS Touring: quando la station wagon diventa supercar

BMW M3 CS Touring

Partiamo dai numeri, perché sono difficili da ignorare.

Sotto il cofano troviamo il sei cilindri in linea di 3 litri sovralimentato M TwinPower Turbo, portato a 550 CV e 650 Nm. BMW è intervenuta sulla pressione di sovralimentazione, portata fino a 2,1 bar, e sulla gestione del motore per ottenere 20 CV in più rispetto alla M3 Competition Touring con M xDrive.

Il risultato?

Da 0 a 100 km/h in 3,5 secondi.

Da 0 a 200 in 11,7.

Velocità massima limitata elettronicamente a 300 km/h.

Numeri che fino a non moltissimi anni fa avremmo associato senza esitazione a una supercar.

Soltanto che qui dietro possiamo caricare le valigie.

Il bagagliaio offre infatti 500 litri in configurazione standard e può arrivare fino a 1.510 litri abbattendo i sedili posteriori.

Ed è proprio questa contraddizione a rendere affascinante la M3 CS Touring.

Puoi accompagnare i figli a scuola, partire per un viaggio con la famiglia e, almeno teoricamente, presentarti qualche giorno dopo in circuito con la stessa automobile.

Meravigliosamente assurdo.

Ma quante rivali ha davvero?

BMW M3 CS Touring

Basta guardarsi intorno per rendersi conto di quanto sia particolare il territorio occupato dalla M3 Touring.

Le station wagon ad alte prestazioni esistono ancora, naturalmente, e alcuni costruttori continuano giustamente a credere in questa formula.

Ma sono diventate una nicchia nella nicchia.

Il mercato si è progressivamente riempito di SUV e crossover, mentre persino nell’alto di gamma la carrozzeria familiare non rappresenta più quella scelta quasi obbligata che era stata per decenni soprattutto in Europa.

BMW, invece, ha deciso di andare nella direzione opposta.

Non soltanto ha realizzato finalmente una M3 Touring di serie, ma ha avuto il coraggio di spingersi ancora oltre costruendone una CS.

E qui, secondo me, la Casa dell’Elica ha centrato perfettamente il bersaglio.

La CS alza ancora l’asticella

La sigla CS non poteva limitarsi a qualche badge e a una manciata di cavalli.

La fibra di carbonio CFRP viene utilizzata per cofano, splitter anteriore, prese d’aria, calotte degli specchietti e diffusore posteriore.

La troviamo anche nell’abitacolo, sui sedili M Carbon, sulle palette del cambio, sulle finiture e sulla console centrale.

Il risultato è un risparmio di circa 15 kg rispetto alla M3 Competition Touring con M xDrive.

Non una rivoluzione sulla bilancia, certo, ma il peso è soltanto una parte del lavoro.

Assetto, ammortizzatori adattivi M, sterzo M Servotronic, DSC e M Dynamic Mode ricevono tarature specifiche. Di serie ci sono cerchi forgiati da 19 pollici davanti e 20 dietro, mentre per chi vuole esagerare sono disponibili anche i freni carboceramici M Carbon.

E poi c’è la trazione.

Quattro ruote motrici. Oppure due

BMW M3 CS Touring

La M3 CS Touring utilizza il sistema M xDrive insieme al differenziale Active M posteriore.

Una soluzione estremamente efficace, ma BMW non ha dimenticato chi continua ad associare la lettera M alla trazione posteriore.

Attraverso l’M Setup si può selezionare la modalità 4WD Sport, spostando maggiormente la distribuzione della coppia verso il retrotreno.

E poi c’è lei.

La modalità 2WD.

Trazione esclusivamente posteriore e DSC disattivato.

Su una station wagon da 550 CV.

Serve davvero aggiungere altro?

Per me il design è da urlo

Naturalmente, quando si arriva a queste cifre e a queste prestazioni, la razionalità inizia progressivamente a lasciare spazio al desiderio.

Ed è qui che entra il mio giudizio personale.

La M3 CS Touring mi piace moltissimo.

Il suo look è semplicemente da urlo.

È aggressiva senza cercare di nascondersi, la fibra di carbonio a vista fa parte del suo carattere e quei dettagli specifici CS riescono a darle una presenza che la distingue immediatamente dalla già cattivissima M3 Touring.

British Racing Green?

Laguna Seca Blue?

Farei fatica persino a scegliere il colore.

E non nego che parte del suo fascino, almeno per me, abbia anche radici molto più lontane.

Quella BMW M3 Touring che negli anni Novanta non abbiamo avuto

BMW M3 CS Touring

Sono un nostalgico delle sportive degli anni Ottanta e Novanta e non ho mai fatto molto per nasconderlo.

Per questo una M3 con carrozzeria Touring riesce inevitabilmente a toccare qualche corda particolare.

BMW sperimentò già negli anni Novanta l’idea di una M3 Touring sulla generazione E36, realizzando un prototipo che però non arrivò alla produzione di serie.

Forse è anche per questo che vedere oggi una M3 Touring vera ha un significato particolare.

È quasi come se BMW avesse ripreso un discorso interrotto decenni prima.

Soltanto che questa volta non si è fermata alla M3 Touring.

Ha realizzato anche la CS.

E poi iniziamo a modificarla…

C’è un altro aspetto che rende questo genere di automobile irresistibile per un appassionato.

Il mondo aftermarket.

Attorno alle BMW M nasce da sempre un universo di preparatori e produttori specializzati capaci di intervenire su estetica, aerodinamica, assetto, scarico e prestazioni.

E sulla M3 CS Touring la tentazione di mettere mano a qualcosa sarebbe enorme.

Lo so: stiamo parlando di una vettura che esce dalla fabbrica con 550 CV e raggiunge i 300 km/h.

Dovrebbe bastare.

Dovrebbe.

Ma sappiamo perfettamente come funzionano certe cose.

Un dettaglio in carbonio oggi, uno scarico domani, qualche intervento tecnico più avanti e quella che era già una station wagon fuori dal comune può diventare qualcosa di ancora più personale, cattivo e coinvolgente.

È razionale?

Assolutamente no.

Ed è anche per questo che mi piace.

La vera magia sono quei 1.510 litri

BMW M3 CS Touring

Per quanto mi riguarda, però, la caratteristica più incredibile della M3 CS Touring non sono i 550 CV.

Non sono nemmeno i 300 km/h.

Sono i 1.510 litri.

Perché cavalli e velocità si possono trovare anche altrove.

Il mercato offre automobili ancora più potenti e infinitamente più costose.

Ma riuscire a mettere insieme prestazioni di questo livello con la capacità di carico di una vera familiare è qualcosa di molto più raro.

Ed è questo che rende speciale il concetto Touring.

Non devi giustificare l’acquisto di una supersportiva spiegando che in garage hai anche un’altra macchina per partire in vacanza.

Questa può fare entrambe le cose.

Male?

No.

Ed è proprio questo il problema per tutte le altre.

E se Alfa Romeo avesse fatto la Giulia Sportwagon?

BMW M3 CS Touring

A questo punto concedetemi una piccola provocazione.

Guardando la M3 CS Touring continuo a pensare a un’automobile che non è mai esistita.

Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio Sportwagon.

Nel 2017 Sergio Marchionne espresse forti dubbi sull’opportunità di realizzare una Giulia station wagon.

Il ragionamento industriale aveva una logica precisa: le familiari erano soprattutto una questione europea, mentre Alfa Romeo doveva essere rilanciata globalmente. La priorità venne quindi data ai SUV e, con l’arrivo della Stelvio, la Giulia station wagon uscì definitivamente dai programmi.

Posso comprendere perfettamente quella decisione.

Ma oggi, guardando quello che BMW è riuscita a costruire intorno alla M3 Touring, continuo a farmi una domanda.

Come sarebbe stata una Giulia Quadrifoglio Sportwagon?

Motore V6 biturbo, telaio Giorgio, trazione posteriore e una carrozzeria familiare disegnata dagli italiani.

Magari non avrebbe fatto grandi volumi.

Magari sarebbe rimasta una macchina principalmente europea.

Magari Marchionne, guardando i numeri, aveva perfettamente ragione.

Ma non riesco a smettere di pensare che sarebbe stata una rivale straordinaria per questa BMW.

Cosa penso della BMW M3 CS Touring

BMW M3 CS Touring

La BMW M3 CS Touring appartiene a quella categoria di automobili per le quali faccio fatica a trovare una giustificazione razionale.

Perché non ne serve una.

550 CV su una station wagon non sono necessari.

I 300 km/h non sono necessari.

La modalità 2WD non è necessaria.

La fibra di carbonio non è necessaria.

E sicuramente non è necessario trasformare una familiare in qualcosa capace di accelerare da 0 a 100 km/h in 3,5 secondi.

Ma poi c’è il bagagliaio.

500 litri normalmente.

1.510 quando serve.

Ed ecco che improvvisamente questa follia trova persino una propria logica.

Potendo scegliere una station wagon sportiva da mettere oggi in garage, la BMW M3 CS Touring sarebbe certamente tra le prime della mia lista.

Perché ci sono automobili velocissime.

Ci sono automobili pratiche.

Ci sono automobili bellissime.

Poi, molto più raramente, ce ne sono alcune che riescono a essere tutte queste cose insieme.

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