Abarth 500e

Quando parlo di Abarth e soprattutto delle Abarth più recenti, quelle elettriche, confesso di trovarmi in evidente difficoltà.

Per diversi motivi. Il primo è probabilmente anche quello che condiziona maggiormente il mio giudizio: sono possessore di una Abarth 595 Competizione.

Un’auto divertentissima che, a mio avviso, non si acquista per il tempo nello 0-100 km/h e nemmeno per andare alla ricerca del giro record al Nürburgring.

Tutt’altro.

La si compra per le emozioni che riesce a regalare.

Nel suo piccolo diventa una sorta di giocattolo per adulti, completamente configurabile e modificabile, attorno al quale negli anni è nato un universo sterminato di accessori, componenti e personalizzazioni. Probabilmente è ancora oggi una delle automobili sulle quali è più facile mettere mano per costruirsi qualcosa che assomigli davvero ai propri gusti.

Ed è proprio questa sua imperfezione a renderla, almeno per me, così speciale.

Quel piccolo tender che vorrei sempre in garage

La Abarth termica, e in questo caso parlo precisamente della mia 595 Competizione, la considero una sorta di piccolo tender che ogni appassionato di automobili, tasca permettendo, dovrebbe avere in garage.

Non importa cosa ci sia parcheggiato accanto.

Potrebbe essere un’Audi RS3 o RS6, una Porsche 911 GT3 oppure persino una Ferrari 488 Speciale.

La 595 avrebbe comunque un suo perché.

Perché non cerca di competere con loro. È un’altra cosa.

La ami per il suo essere spregiudicata, rumorosa, piccola e persino scorbutica. In configurazione originale e quando si alza il ritmo riesce anche a metterti in difficoltà, ma proprio nella sua semplicità finisce per conquistarti.

Non è perfetta.

E probabilmente non vorrei nemmeno che lo fosse.

Fatto questo doveroso cappello, c’è anche una ragione personale per cui ho deciso di parlare proprio adesso della 500e.

Dopo aver rispolverato il mio blog a distanza di anni, tra i primi articoli che volevo scrivere non poteva mancarne uno dedicato allo Scorpione.

Diciamolo: la Abarth 500e è bellissima

Abarth 500e

E adesso probabilmente sorprenderò qualcuno.

Esteticamente la Abarth 500e, almeno per il sottoscritto, spacca.

Mi piace praticamente sotto ogni punto di vista.

Anzi, devo ammettere che stilisticamente trovo alcuni suoi elementi persino più riusciti rispetto alla mia Competizione.

Lo stesso vale per l’abitacolo.

Qui il confronto generazionale diventa quasi impietoso.

La mia 595 è spartana. Per utilizzare Apple CarPlay e Android Auto senza fili ho dovuto acquistare un dispositivo esterno capace di dialogare con l’Uconnect. La strumentazione è digitale, certo, ma quel TFT che qualche anno fa sembrava moderno oggi mostra inevitabilmente il peso degli anni.

La 500e appartiene a un’altra epoca.

Design, infotainment, strumentazione, connettività, qualità percepita: razionalmente non avrei molti argomenti per sostenere che la mia sia più moderna.

Fino a questo momento, quindi, sono stato razionale.

Ho messo sul tavolo quasi esclusivamente i vantaggi della nuova generazione.

Ma c’è un ma.

Poi giro la chiave

Abarth 500e

Quando giro la chiave della mia Competizione succede qualcosa.

Dallo scarico Record Monza che equipaggiava originariamente la vettura – oggi sulla mia c’è un impianto completo e aperto – esce quella melodia che ogni proprietario di una Abarth termica conosce perfettamente.

Ed è lì che parecchi difetti passano improvvisamente in secondo piano.

Non sto parlando di decimi di secondo.

Non sto parlando di cavalli.

Non sto parlando di una curva di coppia.

Sto parlando di qualcosa che difficilmente entra in una scheda tecnica: il coinvolgimento.

È il rumore quando metti in moto. È quello che senti accelerando. È il rapporto quasi meccanico che si crea con una macchina che, per tanti aspetti, è ormai tecnicamente superata.

Ed ecco il mio problema con la Abarth 500e.

Sedermi al volante di uno Scorpione e trovare il silenzio di una vettura elettrica, oppure ascoltare un suono artificiale generato attraverso un altoparlante esterno, per me che possiedo una Competizione significa cambiare radicalmente il significato dell’esperienza.

Non sto dicendo che sia sbagliato.

Sto dicendo che non è la stessa cosa.

Più veloce della Abarth 695. E quindi?

Abarth 500e

Quando Abarth presentò la 500e nel novembre del 2022 puntò molto sulle prestazioni relative alla risposta del motore elettrico.

Il concetto era chiaro: la nuova elettrica risultava più reattiva della 695 in alcune condizioni di utilizzo urbano.

Da 20 a 40 km/h, per esempio, Abarth dichiarava un vantaggio di un secondo e un’accelerazione più rapida del 50% rispetto alla versione a benzina. Anche da 40 a 60 km/h l’elettrica riusciva a sfruttare la risposta immediata del motore per prendere vantaggio sulla termica.

Numeri che non ho motivo di mettere in dubbio.

La 500e dispone di 155 CV e 235 Nm immediatamente disponibili, accelera da 0 a 100 km/h in 7 secondi e l’architettura elettrica porta con sé vantaggi evidenti nella risposta all’acceleratore.

Benissimo.

Ma la domanda che mi faccio quasi quattro anni dopo è un’altra.

Era davvero questo ciò che il popolo abarthista voleva sentirsi dire nel momento del cambiamento più radicale della storia recente del Marchio?

Essere più veloci significa emozionare di più?

Abarth 500e

È questo, secondo me, il punto.

Se prendiamo due automobili e utilizziamo esclusivamente il cronometro, possiamo stabilire facilmente quale sia la più veloce.

Ma possiamo utilizzare lo stesso metodo per stabilire quale sia la più divertente?

Non credo.

Una vettura elettrica parte avvantaggiata in tantissime situazioni. La coppia immediata, l’assenza dei tempi di cambiata e la rapidità della risposta rendono quasi inevitabile che in determinate riprese possa mettere dietro automobili termiche anche più potenti.

Ma io la mia 595 Competizione non l’ho comprata perché fosse la macchina più veloce che potessi acquistare.

L’ho comprata perché mi divertiva.

Ed è una differenza enorme.

Il Sound Generator prova a colmare quel vuoto

Abarth era perfettamente consapevole dell’importanza del suono per i propri clienti.

Non a caso sulla 500e ha sviluppato il Sound Generator, un sistema capace di accompagnare la guida riproducendo una firma sonora ispirata al tradizionale motore Abarth.

L’idea tecnologicamente è interessante.

Probabilmente era anche inevitabile.

Se stai trasformando in elettrico un marchio che ha costruito una parte enorme della propria riconoscibilità sul rumore dello scarico, devi trovare una soluzione.

Ma personalmente continuo ad avere un problema.

So che quel suono arriva da un altoparlante.

E sapere come viene prodotto cambia completamente la mia percezione.

È un po’ come osservare un bellissimo camino acceso su uno schermo ad altissima definizione. Potrà essere perfetto, avere colori magnifici e persino riprodurre il crepitio della legna.

Ma il fuoco è un’altra cosa.

Il mercato nel frattempo ha parlato

 

Abarth 500e

Dal lancio della 500e sono trascorsi quasi quattro anni.

Ed è proprio la distanza temporale dal comunicato del novembre 2022 a rendere interessante rileggere oggi quelle dichiarazioni.

All’epoca il messaggio era estremamente ambizioso: nuova era, stesse radici, stesso DNA.

Nel frattempo il passaggio all’elettrico ha trasformato completamente l’offerta Abarth e i numeri commerciali circolati negli ultimi mesi raccontano una situazione che merita quantomeno una riflessione.

Una ricostruzione relativa al mercato italiano indica appena 62 Abarth immatricolate nel primo trimestre del 2026, contro volumi annuali che nell’epoca delle termiche erano nell’ordine delle migliaia di unità.

Il confronto va maneggiato con cautela: periodi differenti, una gamma profondamente cambiata e numeri che non possono essere attribuiti esclusivamente alla 500e.

Ma la distanza resta impressionante.

E forse racconta qualcosa che va oltre l’elettrico.

Forse Abarth non vendeva soltanto prestazioni

Questo è il dubbio con cui torno alla mia 595.

Forse chi acquistava una Abarth non comprava soltanto cavalli.

Comprava il Record Monza.

Comprava le vibrazioni.

Comprava quella posizione di guida particolare, un assetto non sempre impeccabile, una macchina piccola che sembrava arrabbiata anche andando piano.

Comprava la possibilità di modificarla.

Comprava una comunità.

Comprava, in definitiva, un’esperienza.

La 500e può essere tecnologicamente superiore sotto moltissimi aspetti. Può essere più moderna, più connessa, più efficiente e persino più veloce della 695 in determinate condizioni.

Eppure potrebbe mancare proprio ciò che non può essere misurato.

Il mio punto di vista

Abarth 500e

Non considero la Abarth 500e una brutta automobile.

Tutt’altro.

Esteticamente mi piace moltissimo. Gli interni sono anni luce avanti rispetto a quelli della mia 595 e le prestazioni sono più che sufficienti per divertirsi su strada.

Probabilmente, valutandole con una tabella Excel davanti, la 500e vincerebbe parecchi confronti con la mia Competizione.

Poi però chiudo Excel.

Scendo in garage.

Giro la chiave.

E capisco perché continuo a scegliere la mia.

Forse il vero errore è stato pensare che per convincere un abarthista bastasse dimostrargli che la nuova macchina fosse più veloce della precedente.

Perché chi compra una macchina come la 595 Competizione sa perfettamente che esistono automobili più veloci.

Semplicemente, non gli interessa.

Vuole divertirsi.

E certe emozioni, almeno per il sottoscritto, non si misurano con un cronometro e non escono da un altoparlante.

Attualità Commenti disabilitati su Abarth 500e: quanto le emozioni sonore contano più delle prestazioni
Nuova Lancia Gamma

Sarò abbastanza duro e diretto. Ma cercherò anche di essere lucido, perché quando si parla di Lancia per me non è semplicissimo separare completamente la ragione dalla passione.

Sono cresciuto con il ricordo di un Marchio capace di realizzare alcune delle automobili italiane più affascinanti di sempre. Basta tornare agli anni Ottanta e Novanta, oppure andare ancora più indietro e immergersi nella sua storia sportiva e nei rally, per capire quanto sia pesante quel nome. Forse proprio per questo guardo con particolare attenzione ogni nuovo capitolo della sua rinascita.

La nuova Ypsilon non mi aveva entusiasmato. Ora sta per arrivare la nuova Lancia Gamma e, almeno per quello che sappiamo e possiamo vedere oggi, i miei dubbi anziché diminuire sono aumentati.

La domanda è semplice:

Lancia aveva davvero bisogno di questa Gamma?

Un nome che pesa

Partirei proprio dal nome.

Gamma.

Per Lancia non è una sequenza di lettere scelta da un reparto marketing. È un nome che appartiene alla storia del Marchio e che inevitabilmente porta con sé aspettative importanti.

Ecco perché la nuova Gamma non può essere giudicata soltanto come l’ennesima automobile costruita su una moderna piattaforma multienergia.

Deve essere qualcosa di più.

Lancia la definisce un crossover fastback. È lunga 4,67 metri, larga 1,89 e alta 1,66 metri e nasce sulla piattaforma STLA Medium del Gruppo Stellantis.

Sarà prodotta in Italia, nello stabilimento di Melfi, e questo è certamente un aspetto che considero positivo. In un momento nel quale discutiamo continuamente del futuro dell’industria automobilistica nazionale, avere un modello Lancia progettato, sviluppato e prodotto nel nostro Paese rappresenta un valore.

Ma non basta la carta d’identità italiana per convincermi.

Il design? Ho qualche dubbio

Nuova Lancia Gamma

Partiamo da un presupposto: il design è soggettivo.

Quello che piace a me può non piacere a voi e viceversa. Ma in questa fascia di mercato ritengo che l’estetica sia seconda soltanto a un altro elemento fondamentale: il prezzo.

E ciò che ho visto finora della Gamma non mi ha conquistato.

Le immagini ufficiali diffuse da Lancia sono ancora poche e quindi sarebbe scorretto emettere una sentenza definitiva prima di osservare l’automobile nella sua interezza e, soprattutto, dal vivo.

Nel frattempo, però, sono circolate immagini dei prototipi durante i test e alcuni elementi iniziano a essere più leggibili.

Uno in particolare continua a lasciarmi perplesso: la soluzione adottata nella zona superiore del lunotto posteriore, con un elemento aerodinamico che visivamente sembra dividerne la parte alta.

Avrà certamente una propria funzione e aspetterò di conoscerne tutti i dettagli tecnici prima di giudicarla sotto quell’aspetto.

Esteticamente, però, non riesco ancora a trovarla coerente con quello che personalmente immagino pensando a una Lancia Gamma.

Una questione di identità

Ed è proprio qui che nasce il mio dubbio principale.

Non sto criticando la piattaforma STLA Medium perché condividere architetture, componentistica e tecnologie è ormai indispensabile nell’industria automobilistica contemporanea.

Sarebbe anacronistico pretendere il contrario.

Ciò che mi interessa è quello che viene costruito sopra quella piattaforma.

Guardando il profilo della nuova Gamma è difficile, almeno per me, non ritrovare proporzioni e soluzioni formali già incontrate nell’universo automobilistico contemporaneo e, più specificamente, all’interno del grande mondo Stellantis.

È necessariamente un difetto?

No.

Ma quando sul portellone c’è scritto Lancia e soprattutto quando si decide di utilizzare un nome come Gamma, personalmente mi aspetto qualcosa capace di essere riconoscibile immediatamente.

La Gamma del passato poteva piacere oppure no, ma aveva una propria identità.

Era lei.

Ed è proprio questa personalità che oggi vorrei ritrovare.

I numeri, invece, sono interessanti

Nuova Lancia Gamma

Se abbandoniamo per un momento il design e passiamo alla tecnica, la nuova Gamma presenta contenuti decisamente interessanti.

La gamma partirà da una versione ibrida da 145 CV, per la quale Lancia dichiara un’autonomia complessiva superiore a 1.000 km.

Poi arriveranno le elettriche.

Una versione da 230 CV con oltre 540 km di autonomia, una da 245 CV che promette oltre 740 km e, al vertice, una AWD a trazione integrale da 375 CV capace di arrivare fino a 675 km.

Numeri importanti.

Soprattutto i più di 740 km dichiarati per la versione da 245 CV potrebbero rappresentare un argomento molto interessante in un mercato elettrico nel quale l’autonomia continua a essere uno degli elementi maggiormente osservati dai clienti.

E anche i 375 CV della AWD ci dicono che Gamma non sarà semplicemente una grande crossover votata al comfort.

Ma poi arriverà inevitabilmente un’altra domanda.

Quanto costerà?

Al momento in cui scrivo non abbiamo ancora un listino ufficiale completo e quindi non voglio inventare cifre.

Ma il posizionamento sarà determinante.

Forse più di qualsiasi altro elemento.

Perché possiamo discutere per ore di design italiano, piattaforme, autonomia, cavalli, tecnologia e tradizione. Alla fine, quando un cliente entra in concessionaria, esiste una cifra sul preventivo.

Ed è quella cifra che deve confrontarsi con tutto il resto del mercato.

Oggi la concorrenza è molto più aggressiva rispetto a pochi anni fa.

Non ci sono soltanto i tradizionali marchi europei, giapponesi e coreani. Sono arrivati costruttori cinesi capaci di offrire automobili tecnologicamente molto complete con politiche commerciali aggressive.

Lancia dovrà confrontarsi anche con loro.

E non potrà farlo soltanto facendo leva sulla propria storia.

Il precedente Ypsilon

Nuova Lancia Gamma

È impossibile parlare della futura Gamma senza osservare ciò che è accaduto con la nuova Ypsilon.

Anche in quel caso la strategia è stata chiara: spostare il modello verso un posizionamento più alto rispetto alla precedente generazione e trasformarlo nel primo tassello della nuova identità Lancia.

Una scelta coraggiosa.

Personalmente, però, la nuova Ypsilon non mi aveva convinto fino in fondo.

Non tanto perché utilizzi una piattaforma condivisa – ripeto, è ormai assolutamente normale – quanto perché continuo a domandarmi quanto il cliente sia disposto a riconoscere economicamente il valore aggiunto del marchio.

Perché è questo il vero punto.

Una Lancia può certamente costare più di una concorrente generalista.

Anzi, storicamente sarebbe perfettamente coerente.

Ma per chiedere quel qualcosa in più deve anche riuscire a trasmettere immediatamente perché vale qualcosa in più.

Design, materiali, comfort, tecnologia, raffinatezza.

E soprattutto identità.

Due modelli per ricostruire Lancia

Oggi Lancia sta ricostruendo progressivamente la propria gamma partendo dalla Ypsilon.

La Gamma rappresenterà il secondo grande tassello di questa strategia.

Ed è proprio per questo che considero questa automobile molto più importante di quanto potrebbe sembrare.

Non deve semplicemente vendere.

Deve contribuire a spiegare che cosa vuole essere Lancia nei prossimi anni.

Premium?

Tecnologica?

Elegante?

Sportiva?

Innovativa?

Probabilmente un insieme di tutte queste cose.

Ma costruire un’identità è molto più complicato che mettere insieme una piattaforma moderna, un motore potente e un nome importante.

L’identità deve essere percepita.

Deve esserci qualcosa che, guardando quell’automobile passare per strada, faccia pensare immediatamente:

quella è una Lancia.

Nuova Lancia Gamma: il mio punto di vista

Non sto bocciando la nuova Gamma.

Sarebbe scorretto farlo prima ancora di averla vista nella sua veste definitiva, toccata, guidata e soprattutto prima di conoscerne prezzi e allestimenti.

Sto facendo qualcosa di diverso.

Mi sto chiedendo se questa sia davvero l’automobile di cui Lancia aveva bisogno in questo preciso momento della propria storia.

Perché riportare in vita un Marchio così importante non significa soltanto recuperare nomi dal passato.

Significa recuperare quella capacità di sorprendere che Lancia ha avuto per decenni.

Le Lancia che ricordiamo non erano copie migliori di qualcosa che esisteva già.

Spesso erano automobili che proponevano una propria interpretazione dell’automobile.

Ed è forse proprio questo che mi manca osservando, almeno per ora, la nuova Gamma.

Mi auguro sinceramente di sbagliarmi.

Mi auguro di vederla dal vivo e cambiare idea.

Mi auguro ancora di più di guidarla e scoprire che dietro quelle forme esiste quella raffinatezza tecnica e dinamica che il nome Lancia merita.

Perché quando un Marchio ha alle spalle una storia simile, essere semplicemente una buona automobile potrebbe non essere sufficiente.

Deve essere una Lancia.

Errare è umano…

Novità & Test Drive Auto e Moto Commenti disabilitati su Lancia Gamma: è davvero il modello di cui aveva bisogno il Marchio?