27 Agosto 2026

BMW F 450 GS: peso piuma e frizione ERC fanno la differenza?

BMW F 450 GS

Sin dalla sua anteprima a EICMA, la BMW F 450 GS mi ha stuzzicato l’appetito.

Il motivo è anche molto personale. Con il mio metro e 65 di altezza non appartengo esattamente alla categoria dei vatussi e l’idea di una vera GS più compatta e leggera mi è sembrata fin dall’inizio una gran bella svolta. Perché diciamolo: il mondo GS ci ha abituato a moto straordinariamente polivalenti, capaci di affrontare viaggi, strada e fuoristrada, ma anche a dimensioni e masse che possono mettere in soggezione chi non ha una statura importante. La nuova BMW F 450 GS nasce invece con presupposti completamente differenti: 48 CV, 178 kg in ordine di marcia e un progetto pensato espressamente per la classe A2.

Sulla carta sembrava interessante.

Dopo averla guidata, lo è ancora di più.

Nuova BMW F 450 GS: questa volta niente lancio stampa

BMW F 450 GS

Avevo saltato il lancio nazionale perché impegnato in altri eventi. Così, appena ne ho avuto l’occasione, ho fatto una cosa molto più semplice: sono andato a provarla da privato.

Niente percorso preparato, niente itinerario studiato per mettere in risalto le caratteristiche della moto.

Avrei preferito una F 450 GS Sport, ma quella disponibile era la GS Trophy, versione al vertice della gamma e sicuramente quella che, almeno esteticamente, strizza maggiormente l’occhio all’immaginario avventuroso della famiglia GS. Ha sospensioni sportive, Riding Modes Pro, Shift Assistant Pro, paramotore in alluminio, parabrezza Rally fumé e soprattutto la nuova Easy Ride Clutch.

Salgo in sella e arriva immediatamente il primo problema.

Con la sella standard a 845 mm, tocco a stento con un piede.

BMW mette comunque a disposizione una sella ribassata a 830 mm, oltre alla Rally più alta, quindi un margine per adattarla alla propria statura esiste.

Inserisco la prima, parto.

Pochi metri e l’altezza della sella passa immediatamente in secondo piano.

Una gazzella

È stata questa la prima parola che mi è venuta in mente.

La BMW F 450 GS è incredibilmente leggera da condurre. In questi giorni Roma non offre certamente il traffico dei periodi peggiori, ma ho voluto utilizzarla proprio sulle strade che conosco meglio: lo stesso tragitto che percorro abitualmente per andare ad allenarmi, fare la spesa o raggiungere la stazione.

Un percorso assolutamente normale.

Ed è proprio nella normalità che quei 178 kg cominciano ad avere un significato.

BMW F 450 GS

Non servono 150 CV per divertirsi quando una moto risponde immediatamente agli input, cambia direzione con pochissimo sforzo e non mette mai soggezione. Il telaio a traliccio in acciaio utilizza il motore come elemento portante e BMW ha lavorato con un passo relativamente corto proprio per privilegiare agilità e precisione.

Il risultato, almeno su strada, si sente.

E porta inevitabilmente a una riflessione più ampia.

Per anni abbiamo assistito a una corsa verso cilindrate, potenze, dimensioni e dotazioni sempre maggiori. Oggi forse una parte dei motociclisti sta iniziando a percorrere la strada opposta.

La stessa BMW parla apertamente di downsizing e di un crescente interesse verso moto più compatte e versatili.

Dopo questa prova capisco perfettamente perché.

48 CV, ma non chiamateli pochi

BMW F 450 GS

Il nuovo bicilindrico parallelo ha una cilindrata effettiva di 420 cc, sviluppa 48 CV a 8.750 giri e 43 Nm a 6.750 giri.

Sulla scheda tecnica potrebbero sembrare numeri poco emozionanti nell’epoca delle maxienduro da oltre 150 CV.

Su una moto di 178 kg, la prospettiva cambia.

Il motore è piccolo ma grintoso, sale volentieri di giri e soprattutto si sposa molto bene con la leggerezza complessiva della moto. BMW ha adottato anche una soluzione tecnica particolare, con perni di manovella sfalsati di 135 gradi e un singolo albero di bilanciamento.

Non sto dicendo che 48 CV possano sostituirne 145 in qualsiasi situazione.

Sto dicendo qualcosa di diverso: nell’utilizzo quotidiano possono essere molto più divertenti di quanto il numero lasci immaginare.

E per chi possiede una patente A2, naturalmente, non c’è neppure il problema del depotenziamento: questa BMW nasce direttamente con i 35 kW previsti dalla categoria.

La ERC è la vera sorpresa

Poi c’è lei.

La Easy Ride Clutch.

BMW F 450 GS

È probabilmente l’elemento che più mi incuriosiva prima della prova e quello che più mi ha convinto dopo.

Concettualmente, durante la guida, la sensazione mi ha ricordato ciò che avevo sperimentato con l’E-Clutch di Honda: la leva della frizione smette di essere un pensiero. I due sistemi sono tecnicamente differenti, ma il risultato per chi guida presenta alcune similitudini.

Con la ERC, un’unità centrifuga integrata gestisce automaticamente l’innesto della frizione in funzione del regime del motore. In abbinamento allo Shift Assistant Pro si parte, ci si ferma e si cambia rapporto senza dover necessariamente utilizzare la leva.

Ma la leva rimane.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che mi sono piaciuti: se voglio utilizzarla, posso farlo. Il sistema rimane comunque pronto a intervenire.

In città è di una comodità impressionante.

E non credo vada interpretata come una soluzione pensata soltanto per rendere la moto più semplice ai neofiti. Ridurre le operazioni ripetitive nel traffico significa anche lasciare maggiore attenzione alla guida.

C’è però una cosa da sapere

BMW F 450 GS

Il funzionamento della ERC comporta una particolarità che ho notato immediatamente.

Quando si spegne la moto lasciando una marcia inserita, non bisogna aspettarsi il classico effetto della trasmissione che trattiene la ruota posteriore.

La ERC mantiene infatti il freno motore durante la decelerazione, ma arrivata al regime minimo la frizione si apre automaticamente per impedire lo spegnimento del motore.

Tradotto nella vita quotidiana: se parcheggiate la F 450 GS Trophy su una leggera pendenza, prestate attenzione.

È una caratteristica alla quale basta abituarsi, ma è bene conoscerla.

Il calore, invece, mi è piaciuto meno

BMW F 450 GS

Non tutto mi ha convinto.

Durante la prova ho avvertito parecchio calore, soprattutto nella zona sinistra vicino alla leva del cambio.

È un aspetto che vorrei verificare con una prova più lunga e in condizioni differenti prima di trasformarlo in un giudizio definitivo. Ma nella moto che ho guidato la sensazione era evidente.

Probabilmente un impianto di scarico differente potrebbe modificare la situazione, ma qui mi fermo volutamente al condizionale: per poter dire che uno scarico completo risolva realmente il problema servirebbe provarlo.

Quello che posso dire è che la moto che ho guidato scaldava parecchio in quella zona.

Semplice dove deve esserlo

Mi è piaciuta anche la strumentazione.

Niente effetti speciali inutili: display TFT da 6,5 pollici, leggibilità eccellente e tutte le informazioni necessarie. Sono presenti connettività, gestione delle chiamate e della musica, navigazione e schermate specifiche che permettono anche di visualizzare informazioni relative a DTC, frenata e angolo di piega.

Anche l’elettronica è tutt’altro che povera.

Rain, Road ed Enduro sono di serie insieme ad ABS Pro, DTC, DBC e MSR; dall’allestimento Exclusive arriva anche Enduro Pro, che consente di disattivare l’ABS posteriore utilizzando pneumatici tassellati.

Quindi 48 CV sì.

Ma non una BMW costruita al risparmio.

Poi ho aperto il configuratore

BMW F 450 GS

Ed eccoci al punto dolente.

Dopo la prova ho iniziato a pensare seriamente che la F 450 GS potrebbe diventare una delle mie future moto personali.

Ne parlavo anche con un amico al telefono mentre le impressioni erano ancora fresche.

Poi ho aperto il configuratore.

Ho scelto la Sport, aggiunto qualche accessorio e sono arrivato a poco più di 10.400 euro.

Poco? Tanto?

Non ho una risposta definitiva.

Perché da una parte parliamo pur sempre di una 420 cc da 48 CV e superare quota 10.000 euro porta inevitabilmente a guardarsi attorno e vedere cos’altro offre il mercato.

Dall’altra, però, questa non è semplicemente una piccola adventure con il logo BMW sul serbatoio.

Telaio specifico, forcella KYB da 43 mm regolabile sulle Sport e Trophy, ammortizzatore con smorzamento progressivo, Brembo anteriore con pinza a quattro pistoncini, ABS Pro, elettronica completa, TFT e una soluzione particolare come la ERC raccontano un progetto decisamente più ambizioso.

E poi, inutile girarci intorno:

è una GS. Ed è una BMW.

BMW F 450 GS: il mio punto di vista

BMW F 450 GS

Prima di guidarla pensavo che la BMW F 450 GS fosse soprattutto una moto intelligente per chi possiede la patente A2.

Dopo averla provata credo che definirla così sia riduttivo.

I 48 CV possono bastare anche a chi di moto ne ha guidate parecchie, se ciò che si cerca non è il numero da raccontare agli amici al bar ma leggerezza, facilità e piacere di guida.

Per uno come me, poi, c’è un altro aspetto impossibile da ignorare.

Una GS da 178 kg cambia completamente il rapporto psicologico con la moto. L’altezza della sella resta importante – e personalmente sceglierei sicuramente quella ribassata – ma una volta partiti la massa contenuta fa dimenticare molto rapidamente di non avere gambe da cestista.

La ERC completa il quadro. Pensavo fosse una comodità. Dopo averla utilizzata nel traffico romano, credo sia qualcosa di più.

Difetti?

Il calore che ho avvertito merita attenzione, il comportamento della ERC da fermo richiede un minimo di abitudine e, configurandola bene, il prezzo sale rapidamente.

Eppure sono sceso dalla moto pensando a quando avrei potuto guidarla di nuovo.

Anzi, peggio.

Ho iniziato a pensare a come configurerei la mia.

E quando succede questo dopo una prova che non dovevi neppure fare per lavoro, probabilmente significa che quella moto ha fatto centro.

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27 Agosto 2026

Piaggio MP3 310, cosa ho capito dopo 10.000 km

Piaggio MP3 310

Un anno insieme. Circa 10.000 km percorsi e una certezza che, dodici mesi fa, difficilmente avrei immaginato di scrivere: il Piaggio MP3 310 è stato uno dei mezzi più razionali e riusciti che abbia mai acquistato.

Uso volutamente il passato perché da poco più di due settimane le nostre strade si sono separate. Perché ho venduto il Piaggio MP3 310? Non saprei indicare un vero difetto che mi abbia spinto a farlo. Probabilmente ha prevalso quella voglia di cambiare che conosco bene, insieme alla curiosità di utilizzare nel medio periodo qualcosa di diverso.

Mi mancherà?

A questa domanda ancora non so rispondere. Ma dopo 10.000 km posso rispondere a molte altre.

Piaggio MP3 310, un anno nella giungla romana 

Piaggio MP3 310

Prima di acquistarlo non avevo mai guidato un tre ruote. Partivo quindi senza particolari convinzioni e, soprattutto, senza essere già un estimatore della formula MP3.

Il 99,9% dei chilometri l’ho percorso a Roma.

E chi utilizza quotidianamente moto o scooter nella Capitale sa perfettamente cosa significhi: buche, pavé, rotaie, tombini, asfalto rattoppato, traffico e fondi che con la pioggia possono cambiare completamente volto.

Io il mezzo a due ruote lo utilizzo ogni giorno, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. È proprio in questo contesto che l’MP3 310 ha iniziato lentamente a conquistarmi.

La ragione principale è una: la sicurezza percepita all’avantreno.

Piaggio utilizza due ruote anteriori indipendenti e basculanti, gestite attraverso la caratteristica sospensione a quadrilatero articolato. Davanti troviamo pneumatici 110/70 da 13″, due dischi da 258 mm e un ABS a tre canali; dietro una ruota da 14″ e un disco da 240 mm.

Questa è la tecnica.

La strada racconta qualcosa di ancora più semplice: l’MP3 310 trasmette una fiducia enorme.

Sul bagnato cambia tutto

Piaggio MP3 310

Asfalto asciutto oppure bagnato, l’impressione è quella di essere su un binario.

Naturalmente non esiste un mezzo immune alle leggi della fisica e le due ruote anteriori non autorizzano a entrare in curva senza criterio. Ma il margine percepito, soprattutto quando il fondo diventa insidioso, è notevole.

Ed è probabilmente questo il più grande pregio che gli riconosco dopo un anno.

Non sono i 26,4 CV, non è la velocità massima, non è il sistema keyless e nemmeno la comodità di poter rimanere fermi al semaforo senza mettere i piedi a terra.

È quella tranquillità che, utilizzandolo tutti i giorni, finisce per diventare normale. E forse ci si rende conto di quanto fosse importante soltanto quando non lo si ha più.

Il bello è che questa sensazione di sicurezza non rende l’MP3 necessariamente noioso.

Il 310 hpe ha più senso di quanto dicano i numeri

Il monocilindrico 310 hpe eroga 26,4 CV a 7.500 giri/min e 27,3 Nm a 6.000 giri/min. Rispetto al precedente 278 cc, Piaggio ha mantenuto l’alesaggio aumentando la corsa, scegliendo quindi di privilegiare la guidabilità e di raggiungere potenza e coppia a regimi inferiori.

Una scelta che nell’utilizzo quotidiano funziona.

Non è un motore che impressiona per cattiveria e non vuole esserlo. Ha invece una risposta adatta alla città, permette di muoversi rapidamente nel traffico e soprattutto non obbliga a sacrificare i consumi per avere prestazioni adeguate.

Ed eccoci a un altro dei motivi per cui, razionalmente, considero questo scooter un acquisto azzeccato.

Oltre 320 km con un pieno

Piaggio MP3 310

Con la benzina intorno a 1,80 euro al litro, un pieno mi costava poco più di 16 euro. Nell’utilizzo reale riuscivo a percorrere abbondantemente più di 320 km, senza adottare particolari strategie da economy run e, soprattutto, senza risparmiare sulla manopola del gas.

Piaggio dichiara 32,3 km/l nel ciclo WMTC, contro i 31,2 km/l del precedente 300 hpe. Il serbatoio contiene 11 litri.

Numeri che, dopo un anno, posso dire di aver ritrovato anche nella vita reale.

Per un mezzo utilizzato quasi esclusivamente negli spostamenti quotidiani non è un dettaglio. È uno di quegli aspetti che dopo 500 km possono sembrare secondari, ma dopo 10.000 diventano parte integrante del giudizio.

E poi c’è lui: il famoso blocco

Una delle caratteristiche più note dell’MP3 è il sistema elettroidraulico che permette di bloccare la sospensione anteriore. Una volta azionato, il veicolo rimane in equilibrio sulle tre ruote senza la necessità di poggiare i piedi a terra; per ripartire è sufficiente agire sull’acceleratore oppure utilizzare il comando di sblocco.

Comodissimo.

Ma richiede un minimo di assuefazione.

Soprattutto all’inizio bisogna imparare quando utilizzarlo. Bloccare il sistema mentre il mezzo non è perfettamente verticale significa immobilizzarlo esattamente in quella posizione.

E qui arriva il bello.

Quando si accelera per sbloccarlo, l’MP3 riparte dalla stessa inclinazione alla quale lo avevate lasciato.

La prima volta può essere… istruttiva.

Dopo un po’ diventa invece un automatismo e ai semafori, nelle soste brevi e nelle manovre quotidiane è una comodità alla quale ci si abitua molto velocemente.

I chili, invece, non scompaiono

Piaggio MP3 310

Se devo individuare un vero limite, emerge soprattutto quando il motore è spento.

Nelle manovre da fermo il peso dell’MP3 310 si sente.

Durante la guida la situazione cambia radicalmente: una volta in movimento il tre ruote nasconde bene la propria massa e il particolare avantreno non restituisce quella sensazione di pesantezza che si potrebbe immaginare guardandolo parcheggiato.

Ma spostarlo a mano, soprattutto negli spazi stretti o con qualche pendenza, ricorda immediatamente che davanti non abbiamo un normale scooter leggero.

È probabilmente il compromesso più evidente da accettare in cambio di ciò che offre la sua architettura.

Piaggio MP3: ancora lui l’originale

Di scooter a tre ruote oggi ne esistono diversi.

Per me, però, MP3 continua a essere il tre ruote.

Non semplicemente perché Piaggio ha avuto l’intuizione prima di molti altri, ma perché ha avuto il coraggio di proporre qualcosa che all’epoca sembrava quasi andare contro la natura stessa dello scooter.

Due ruote davanti?

Oggi siamo abituati a vederle. Quando arrivò MP3, molto meno.

Con questa generazione il 310 ha inoltre assunto un’identità stilistica più vicina ai fratelli maggiori 400 e 530: frontale più importante, illuminazione full LED, forme maggiormente ispirate al mondo automobilistico e un’impostazione complessivamente più matura.

Personalmente continua a piacermi anche per questo. È originale, riconoscibile e attira ancora gli sguardi.

C’è anche un pregio di cui si parla poco

Piaggio MP3 310

Ne aggiungo uno decisamente meno tecnico.

In un anno l’ho parcheggiato praticamente ovunque a Roma, anche lasciandolo fermo per diversi giorni.

L’ho sempre ritrovato.

Non possiedo statistiche che possano dimostrare una minore incidenza dei furti dell’MP3 rispetto ad altri scooter e quindi non intendo trasformare la mia esperienza personale in una regola generale.

Posso raccontare soltanto ciò che è successo a me: in 12 mesi e circa 10.000 km non ho avuto problemi.

In una grande città, anche questo contribuisce alla serenità con cui si vive quotidianamente un mezzo.

Piaggio MP3 310: lo ricomprerei?

Ed eccoci alla domanda inevitabile. Dopo un anno e 10.000 km, ricomprerei il Piaggio MP3 310? Razionalmente, sì.

Ed è quasi paradossale scriverlo appena due settimane dopo averlo venduto.

Non l’ho sostituito perché consumasse troppo. Non perché fosse scomodo. Non perché mi avesse dato problemi o perché non mi sentissi sicuro. Ho semplicemente avuto voglia di cambiare e di provare qualcosa di nuovo per un periodo sufficientemente lungo da poterlo conoscere davvero.

Esattamente come è successo con lui.

Non so ancora se mi mancherà.

So però che per dodici mesi è stato un compagno inseparabile, capace di accompagnarmi praticamente ogni giorno in una città tutt’altro che semplice per chi si muove su due ruote.

Anzi, su tre.

Ed è arrivato il momento di riconoscergli quello che, prima di guidarlo, non avrei mai pensato di scrivere:

il Piaggio MP3 310 è stato, razionalmente, uno dei migliori acquisti che abbia mai fatto.

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