29 Agosto 2026

Honda X-ADV 750 2027: bisogna guidarlo per capire perché ha tanto successo

Honda X-ADV 750 2027

Ricordo ancora quando ho provato l’Honda X-ADV 750 in Sicilia. Veloce, agile, scattante, ma soprattutto tremendamente coinvolgente: bastano pochi chilometri per capire perché questo mezzo sia riuscito a costruirsi un successo così importante. L’estetica, a mio avviso da urlo, fa sicuramente la sua parte, ma è guidandolo che emerge la vera particolarità di un progetto che ancora oggi faccio fatica a inserire in una categoria precisa.

Per il 2027 il costruttore nipponico ha scelto di non modificare la tecnica, introducendo quattro nuove colorazioni sul nuovo Honda X-ADV 750: Mat Warm Ash Metallic e Pearl Deep Mud Gray, alle quali si aggiungono le Special Edition Grand Prix Red e Mat Ballistic Black Metallic con grafiche “big logo” e foderi forcella color oro. Una scelta apparentemente conservativa che, osservando il prodotto nel suo complesso, trovo invece piuttosto comprensibile: quando una formula funziona così bene, cambiarla soltanto per poter parlare di novità può essere molto più rischioso che continuare ad affinarne l’identità.

L’Honda X-ADV 750 non è uno scooter. Ma non è nemmeno una moto

Honda X-ADV 750 2027

È probabilmente questo il segreto dell’X-ADV. Continuare a definirlo semplicemente uno scooter sarebbe riduttivo, ma considerarlo una moto tradizionale sarebbe altrettanto sbagliato: Honda ha creato qualcosa che sta volutamente nel mezzo, prendendo elementi da entrambi i mondi e costruendo attorno a essi una personalità tutta sua. Una ricetta che inizialmente poteva sembrare azzardata e che invece il mercato ha premiato.

Durante la mia prova in Sicilia ciò che mi colpì maggiormente fu proprio la naturalezza con cui riuscivo ad andare forte. Non serve assumere una posizione di guida sacrificata, non bisogna combattere con il mezzo e soprattutto non occorre rinunciare alla comodità per divertirsi tra le curve. L’X-ADV riesce a mantenere quella facilità tipica di un veicolo pensato anche per l’utilizzo quotidiano, ma quando la strada diventa interessante emerge una componente dinamica che sorprende ancora di più proprio perché non te l’aspetti fino in fondo.

Ed è lì che cominci a capire il perché di tanto successo.

Il DCT resta una delle sue armi migliori

Tra i tanti plus tecnologici ce n’è uno che continuo a considerare fondamentale: il cambio DCT. Fino a non molti anni fa sarebbe stato difficile immaginare una simile diavoleria su un mezzo del genere, mentre oggi il doppia frizione Honda è diventato parte integrante del carattere dell’X-ADV. Le cambiate richiedono appena 70 millisecondi e possono essere gestite automaticamente oppure manualmente attraverso le palette sul manubrio, ma ciò che conta maggiormente è quanto il sistema riesca a rendere naturale la guida.

Honda lo aveva ulteriormente affinato con il Model Year 2025, lavorando soprattutto sulle partenze e sulla gestione sotto i 10 km/h, uno degli aspetti più delicati per un mezzo pesante dotato di trasmissione automatizzata. Per il 2027 quella soluzione rimane invariata, così come restano i programmi di cambiata associati ai Riding Mode e le possibilità di personalizzazione offerte dalle modalità USER.

Il punto, però, è che durante la guida tutta questa tecnologia tende quasi a scomparire. Ed è probabilmente il complimento migliore che si possa fare a un sistema complesso: invece di costringerti a pensare a cosa stia facendo, lavora per permetterti di concentrarti sulla strada.

58,6 CV possono divertire parecchio

Honda X-ADV 750 2027

Anche il motore dimostra quanto oggi sia facile cadere nella trappola dei numeri. Il bicilindrico parallelo da 745 cc sviluppa 58,6 CV a 6.750 giri/min e 69 Nm a 4.750 giri/min, valori che sulla carta non fanno certo gridare al miracolo in un mercato nel quale siamo ormai abituati a potenze ben superiori. Eppure su strada il carattere del propulsore, la coppia disponibile ai bassi e medi regimi e il lavoro del DCT costruiscono un insieme decisamente efficace.

L’X-ADV scatta, riprende e soprattutto permette di mantenere ritmi molto interessanti senza trasformare ogni trasferimento in una sessione di allenamento. Le prime tre marce sono volutamente corte per privilegiare accelerazione e ripresa, mentre quarta, quinta e sesta sono più distese per contenere consumi e regime nelle percorrenze veloci. Honda dichiara 27,8 km/l nel ciclo WMTC e, grazie al serbatoio da 13,2 litri, un’autonomia teorica nell’ordine dei 370 km.

Tecnologia sì, ma è la guida che conquista

Potrei soffermarmi sul TFT da 5 pollici con Honda RoadSync, sui quattro Riding Mode Sport, Standard, Gravel e Rain, sulle due configurazioni USER, sul controllo di trazione HSTC regolabile su tre livelli oppure sul Cruise Control di serie. Potrei parlare del sottosella da 22 litri, della presa USB-C, della Smart Key e di una lista di accessori capace di trasformarlo da commuter urbano a mezzo da viaggio.

Sono tutti elementi importanti, ma non credo siano quelli che ti fanno innamorare dell’X-ADV. Almeno per me non lo sono stati.

Quello che rimane dopo averlo guidato è la sensazione di un mezzo capace di fare cose che, osservandolo da fermo, non penseresti possibili con tanta naturalezza. La forcella rovesciata da 41 mm, il Pro-Link posteriore, il forcellone in alluminio, la ruota anteriore da 17 pollici e soprattutto l’impostazione ciclistica contribuiscono a costruire un comportamento molto più vicino al mondo motociclistico di quanto la presenza del DCT e del vano sottosella potrebbero far pensare.

Perfetto? No, perché 237 kg si sentono

Arriviamo ai difetti, perché lo so che volete leggerli. Il primo, per me, è inevitabilmente il peso: con 237 kg con il pieno, l’X-ADV non è proprio una piuma. Quando si è in movimento la distribuzione delle masse e la ciclistica riescono a nasconderne molto bene una parte, ma nelle manovre da fermo e alle bassissime velocità la bilancia torna inevitabilmente a presentare il conto.

La sella è posta a 820 mm da terra e Honda ha lavorato sulla sua conformazione proprio per facilitare l’appoggio dei piedi, mentre gli affinamenti del DCT aiutano nelle manovre più lente. Tutto funziona, ma i chilogrammi rimangono e per chi non è particolarmente alto o deve gestirlo frequentemente in spazi stretti possono rappresentare un elemento da valutare prima dell’acquisto.

Poi c’è il prezzo

Il secondo punto è ancora più delicato perché riguarda il posizionamento. L’X-ADV è un prodotto premium e non ha mai fatto mistero di volerlo essere, ma basta iniziare a configurarlo con alcuni degli accessori disponibili per raggiungere cifre importanti. Adventure Pack, Comfort Pack, Style Pack, Travel Pack, Urban Pack, valigie, top box, manopole riscaldabili e terminale Akrapovič permettono di cucirselo addosso, ma naturalmente fanno salire rapidamente il conto.

Ed è qui che personalmente inizierei a ragionare. Perché configurato come piace a me, l’X-ADV può arrivare a costare sensibilmente più di una Honda Transalp equipaggiata con E-Clutch. Sono due prodotti profondamente differenti e sarebbe sbagliato trasformare il confronto in un semplice euro contro euro, ma quando la cifra richiesta per un crossover automatico supera quella di una vera adventure di media cilindrata, qualche domanda diventa inevitabile.

Mica poco.

Honda nel 2027 non cambia la ricetta

Honda X-ADV 750 2027

Forse è proprio per questo che trovo sensata la strategia adottata per il Model Year 2027. Nessuna rincorsa alla potenza, nessuna rivoluzione tecnica costruita artificialmente per giustificare un nuovo anno modello: arrivano colori diversi e due Special Edition molto appariscenti, mentre tutto ciò che definisce realmente l’X-ADV rimane invariato.

La Special Edition Grand Prix Red è probabilmente quella che sceglierei, soprattutto abbinata alla forcella oro e alla grande grafica laterale, ma qui entriamo inevitabilmente nel gusto personale. Ciò che conta è che Honda non abbia sentito la necessità di snaturare un mezzo che, a distanza di anni dal debutto, continua ad avere pochissimi equivalenti diretti.

Il mio punto di vista

Ripensando alla Sicilia e a quella prova, capisco ancora oggi perché l’X-ADV abbia conquistato così tanti motociclisti. Non è soltanto bello, non è soltanto tecnologico e non è nemmeno semplicemente comodo: è uno di quei mezzi che acquistano realmente senso quando inizi a guidarli. Ti accorgi che puoi andare forte con una facilità quasi disarmante, divertirti tra le curve e poco dopo tornare a utilizzarlo come un praticissimo mezzo quotidiano.

Ha dei difetti? Certamente. 237 kg non sono pochi e il prezzo, soprattutto iniziando a giocare con gli accessori, può diventare impegnativo. Ma probabilmente una parte del successo dell’X-ADV nasce proprio dal fatto che chi lo compra non sta cercando necessariamente una moto o uno scooter.

Sta cercando un X-ADV.

E quando riesci a trasformare il nome di un modello in una categoria a sé, significa che qualcosa l’hai fatto decisamente bene.

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27 Agosto 2026

Aprilia SR GT 400: più che un semplice maxi-scooter

Aprilia SR GT 400

Più che una semplice prova, quella con il nuovo Aprilia SR GT 400 è stata una lunga convivenza. Oltre 800 km percorsi, per il 95% sulle strade di Roma, utilizzandolo a ogni ora del giorno e in condizioni climatiche differenti.

Un banco di prova che conosco bene e che, soprattutto, difficilmente fa sconti. Buche, pavé, asfalto rovinato, traffico, continui cambi di direzione e frenate improvvise rappresentano probabilmente uno degli scenari migliori per capire rapidamente pregi e difetti di uno scooter. Ed è proprio qui che il nuovo Aprilia SR GT 400 mi ha sorpreso.

Perché dopo oltre 800 km sono arrivato a una conclusione: definirlo semplicemente un maxi-scooter rischia di raccontarne soltanto una parte.

Aprilia SR GT 400: quello che sorprende è l’avantreno

Aprilia SR GT 400

Il primo elemento che fa realmente la differenza è il comportamento dinamico.

Naturalmente non voglio trasformare uno scooter in ciò che non è. Architettura, distribuzione delle masse e posizione di guida rimangono quelle tipiche della categoria. Ma l’SR GT 400 riesce ad avvicinarsi, per alcuni aspetti, alle sensazioni offerte da una moto.

E molto del merito va all’avantreno.

Il telaio è una struttura a doppia culla in tubi d’acciaio ad alta resistenza, abbinata anteriormente a una forcella rovesciata da 41 mm con 120 mm di escursione. Dietro troviamo invece due ammortizzatori a gas con serbatoio separato, regolabili nel precarico e sempre con 120 mm di corsa.

La ruota anteriore, soprattutto, ha un diametro di 16 pollici, mentre dietro troviamo una 14″. Una scelta che contribuisce a quella sensazione di controllo che emerge già dopo pochi chilometri.

Il feeling trasmesso dall’avantreno è impressionante.

Aprilia SR GT 400

La ruota davanti comunica quello che sta succedendo sotto di lei e permette di inserire l’SR GT 400 in curva con una precisione che non mi aspettavo. Nel misto diventa quasi naturale aumentare progressivamente il ritmo, perché la ciclistica continua a trasmettere sicurezza.

E quando un mezzo ti dà fiducia, inevitabilmente inizi anche a divertirti.

Roma gli ha fatto un esame completo

Gran parte della prova si è svolta nella Capitale.

Non su un percorso selezionato per mettere in evidenza le qualità del mezzo, ma nella normale vita quotidiana: traffico, commissioni, spostamenti di lavoro e tutto quello che capita quando uno scooter smette di essere un mezzo in prova e comincia semplicemente a essere il mezzo che utilizzi per muoverti.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che mi interessava maggiormente.

L’SR GT 400 pesa 186 kg in ordine di marcia, un valore interessante considerando cilindrata e dimensioni. Ma soprattutto la massa viene gestita molto bene una volta in movimento.

Nel traffico è agile, nei cambi di direzione risponde rapidamente e sulle strade rovinate la ciclistica riesce a mantenere un comportamento composto.

La luce a terra di 190 mm e le sospensioni dalla corsa generosa non sono quindi soltanto elementi utili per costruire un’immagine da crossover: diventano caratteristiche apprezzabili anche quando l’avventura quotidiana consiste semplicemente nel sopravvivere all’asfalto romano.

36 CV che bastano per divertirsi

Aprilia SR GT 400

Il motore è un monocilindrico 400 hpe Euro 5+ di 399 cc, quattro valvole e raffreddamento a liquido. Sviluppa 36 CV a 7.500 giri e 37,7 Nm a 5.700 giri.

Numeri che sulla carta possono dire molto oppure pochissimo.

Alla guida raccontano soprattutto un motore ben accordato alla ciclistica.

L’erogazione è fluida, ma non piatta. Quando si apre il gas l’SR GT risponde con decisione e i 36 CV, rapportati ai 186 kg, permettono di muoversi rapidamente senza trasformare ogni accelerazione in un esercizio fine a se stesso.

È proprio il compromesso tra potenza, fluidità e divertimento ad avermi convinto.

In città ha lo spunto che serve, fuori dal traffico permette di mantenere ritmi decisamente interessanti e nelle ripartenze non dà mai quella sensazione di dover aspettare che succeda qualcosa.

Per un 400, personalmente, è esattamente ciò che cerco.

I freni sono sopra le aspettative

Aprilia SR GT 400

Altro capitolo particolarmente riuscito è la frenata.

Davanti c’è un disco flottante da 300 mm con pinza radiale a quattro pistoncini e pastiglie sinterizzate; posteriormente lavora invece un disco da 240 mm con pinza a due pistoncini. Il sistema è assistito da ABS Bosch a due canali.

Al di là della scheda tecnica, l’impianto frena davvero bene.

Potenza e modulabilità sono adeguate alle prestazioni e soprattutto al comportamento dinamico dello scooter. Anche quando il ritmo aumenta, la frenata rimane uno degli elementi che contribuiscono a quella sensazione generale di controllo che considero il vero punto di forza dell’SR GT 400.

L’elettronica permette inoltre di intervenire sia sul controllo di trazione ATC, regolabile su due livelli e disinseribile, sia sull’ABS posteriore. Una possibilità interessante soprattutto quando si decide di abbandonare l’asfalto.

Crossover non soltanto nell’estetica

Aprilia SR GT 400

Non ho trasformato gli oltre 800 km della mia prova in una Dakar romana e la stragrande maggioranza del test si è svolta su asfalto.

Ma l’impostazione crossover non è soltanto marketing.

La posizione di guida, l’ampio manubrio, i paramani, i 190 mm di altezza da terra e soprattutto le sospensioni raccontano un progetto che vuole lasciare aperta la possibilità di affrontare anche una strada bianca o un tratto sterrato leggero.

Gli pneumatici Mitas Enduro Trail-ADV 2 sviluppati per questo modello completano l’impostazione, con un battistrada pensato per lavorare su asfalto, pavé e fondi meno compatti.

Personalmente, però, trovo ancora più interessante il beneficio che questa filosofia porta sulla strada di tutti i giorni.

Un mezzo capace di assorbire meglio un fondo dissestato e di offrire maggiore controllo non deve necessariamente attraversare il deserto per dimostrare di avere senso.

A Roma basta molto meno.

Anche la praticità mi ha convinto

Aprilia SR GT 400

Una ciclistica riuscita sarebbe servita a poco se Aprilia avesse dimenticato che, alla fine, stiamo parlando di uno scooter destinato anche all’utilizzo quotidiano.

Fortunatamente non è successo.

Sotto la sella un casco integrale entra senza problemi e rimane spazio anche per qualche piccolo oggetto. Sul tunnel centrale è presente inoltre un vano portaoggetti con presa USB-C.

Il serbatoio contiene 12 litri e, con un consumo dichiarato di 26,3 km/l, l’autonomia teorica supera i 300 km.

La sella è posta a 820 mm da terra, mentre il cupolino può essere regolato manualmente su cinque posizioni per un’escursione complessiva di 70 mm.

C’è anche il keyless, che consente di gestire avviamento, vano sottosella e sportello del carburante senza estrarre la chiave dalla tasca.

Piccole cose?

Provate a utilizzare uno scooter tutti i giorni e poi ne riparliamo.

Un TFT che si vede sempre

Aprilia SR GT 400

Promossa anche la strumentazione.

Il display TFT a colori da 5 pollici non cerca inutilmente di stupire con effetti grafici fini a se stessi. Le informazioni sono organizzate bene e, cosa ancora più importante, rimangono leggibili nelle differenti condizioni di luce che ho incontrato durante la prova.

La modalità giorno/notte cambia automaticamente e la quantità di informazioni disponibili è più che sufficiente.

Da questo punto di vista, poco da aggiungere.

Il problema arriva quando chiediamo allo smartphone di portarci da qualche parte.

La navigazione è il vero punto debole del nuovo Aprilia SR GT 400

Aprilia SR GT 400

Se devo trovare il pelo nell’uovo, parto proprio da qui.

Attraverso Aprilia MIA è possibile collegare lo smartphone e visualizzare sulla strumentazione le indicazioni della navigazione tramite pittogrammi.

Funziona.

Ma non mi ha convinto.

In alcune situazioni l’ho trovata troppo lenta e, soprattutto, credo che stoni un po’ con la modernità complessiva del progetto.

Su un mezzo così recente e tecnologicamente curato avrei preferito una soluzione più evoluta, con un’integrazione maggiormente completa dello smartphone e, soprattutto, la possibilità di utilizzare in maniera più diretta sistemi come Google Maps.

Non considero certamente questo un motivo per non acquistare l’SR GT 400.

Ma è uno di quegli aspetti nei quali vedo un evidente margine di miglioramento.

Aprilia, me lo fate tutto nero?

Aprilia SR GT 400

Il secondo difetto è decisamente meno tecnico.

Le colorazioni.

Questione completamente soggettiva, naturalmente, ma guardando le forme dell’SR GT 400 continuo a pensare che una versione total black sarebbe stata perfetta.

Il design è aggressivo, il frontale con il caratteristico gruppo ottico full LED a tre elementi richiama immediatamente il linguaggio delle sportive Aprilia e l’intero scooter ha superfici tese e proporzioni che riescono a distinguerlo dalla massa.

Proprio per questo mi sarebbe piaciuta una configurazione completamente nera, magari capace di enfatizzarne ulteriormente il carattere.

Nulla che una futura gamma colori non possa risolvere.

Nuovo Aprilia SR GT 400: il mio punto di vista

Aprilia SR GT 400

Dopo oltre 800 km posso dirlo: l’Aprilia SR GT 400 mi ha convinto soprattutto dove non basta una scheda tecnica per giudicare uno scooter.

Mi ha convinto nella guida.

Avantreno, ciclistica, motore e freni lavorano insieme in maniera estremamente coerente. Non c’è un singolo elemento che cerchi di prevalere sugli altri e forse è proprio questo il suo pregio maggiore.

È veloce quanto serve, agile, stabile e soprattutto comunica molto a chi guida.

Ecco perché continuo a trovare riduttivo definirlo semplicemente un maxi-scooter.

Non è una moto e non vuole esserlo. Ma Aprilia ha utilizzato una parte del proprio modo di costruire moto per realizzare uno scooter, e la differenza si sente.

Poi ci sono i difetti.

Vorrei una navigazione decisamente più moderna e, visto che siamo nel campo dei desideri personali, una bella versione total black.

Ma quando dopo oltre 800 km percorsi in una città capace di mettere alla prova qualsiasi due ruote devi sforzarti per trovare qualcosa che non ti abbia convinto nella dinamica di guida, probabilmente significa che il progetto è nato bene.

Molto bene.

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